Sotto il ponte dei Frati Neri – le scarpe, gli oscuri segreti e la fine di Roberto Calvi
Londra, 18 giugno 1982. All’alba una figura appare appesa a un’impalcatura posta sotto il ponte di Blackfriars Bridge (in italiano “ponte dei Frati Neri”), sul greto del Tamigi: è il corpo senza vita di Roberto Calvi, ex presidente del Banco Ambrosiano. Quel luogo – il ponte, la riva del fiume – diventa la scena di un giallo che attraversa finanza, massoneria, Chiesa e criminalità organizzata.
Sul corpo di Calvi vennero rinvenuti elementi che avrebbero dovuto sollevare immediatamente più di una domanda:
- Indossava scarpe eleganti italiane, calze nere, abito grigio.
- Nelle tasche: valute straniere (sterline, franchi svizzeri, dollari) ed anche mattoni (circa cinque chili) infilati nei pantaloni.
- Le circostanze del ritrovamento suggerivano che la versione del suicidio fosse difficilmente credibile: un uomo di 62 anni, poco atletico, avrebbe dovuto compiere un percorso tortuoso (salire per una scala a pioli, attraversare l’impalcatura scivolosa, scavalcare) per arrivare nel punto in cui venne ritrovato.
Le scarpe — lucide, curate — in un contesto che non sembrava affatto adatto a un gesto volontario, finiscono per assumere un significato simbolico: un uomo ancora ordinato, vestito per affari, trovato in un angolo quasi nascosto di Londra. E il ponte — “dei Frati Neri” — connesso a una simbologia massonica che molti interpretano come messaggio.
Il ponte stesso ha una storia: costruito sul Tamigi, fu completato nella forma attuale nel 1869. Il nome “Blackfriars” deriva dal monastero dei frati domenicani (i “black friars”) che sorgevano nei pressi.
Quel luogo — scelto per la scoperta del corpo — non appare casuale: secondo diverse ricostruzioni, l’ambientazione, le modalità e i simboli fanno pensare più a un messaggio che a un gesto isolato. Un ponte, un impalcato metallico, scarpe eleganti, mattoni: tutto sembra costruito in modo da indicare che non si trattava solo di un uomo affranto, ma di un uomo che custodiva qualcosa di troppo per molti.
La versione ufficiale iniziale fu quella del suicidio: il corpo appeso con una corda al ponte. Ma presto emersero elementi che fecero vacillare questa ipotesi: la difficoltà del percorso, l’assenza di segni compatibili, la presenza dei mattoni, le scarpe, le valute, il passaporto falso ritrovato nei suoi effetti.
Nel corso degli anni, le indagini italiane hanno riconosciuto che si trattò di omicidio travestito da suicidio. Tuttavia – nonostante processi e inchieste – molte responsabilità sono rimaste senza condanne definitive.
Calvi, soprannominato “il banchiere di Dio”, era al vertice di una banca che aveva legami profondi con la Istituto per le Opere di Religione (IOR, la cosiddetta “banca vaticana”), con la massoneria (la loggia Propaganda Due, P2) e – secondo varie piste – con la criminalità organizzata.
- Il luogo scelto: un ponte, un collegamento tra sponde, un passaggio. Un messaggio pubblico, visibile.
- Il nome “Frati Neri”: nei racconti molti lo interpretano come riferimento alla P2 (i fratelli neri) o ad ambienti massonici.
- Le scarpe: eleganti, curate, in un contesto che richiederebbe tutt’altro tipo di calzatura.
- I mattoni: elemento ricorrente nelle ricostruzioni del caso come potenziale rituale, simbolo, “peso” da portare con sé.
Sono passati decenni, ma la vicenda di Roberto Calvi resta uno dei grandi misteri italiani. Non solo per l’ampiezza degli interessi che toccava — finanza, potere, Chiesa, mafia — ma perché ci ricorda come a volte la verità si nasconda dietro simbologie, silenzi, calzature lucide in luoghi sbagliati. Quel ponte, quelle scarpe, quei mattoni: restano immagini che parlano più di quanto forse possiamo dire.
E mentre qualcuno cammina ancora oggi sul ponte dei Frati Neri, può affacciarsi al parapetto e chiedersi: chi ha camminato su quell’acciaio scivoloso, chi ha stretto quelle scarpe lucide, e perché qualcuno ha voluto che la sua fine diventasse un enigma?



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