Il dottor atipico: storia di Guido Roberto Vitale
C’era una volta un banchiere che non sembrava un banchiere. Non indossava maschere di potere, non parlava in gergo oscuro, e non cercava la gloria nelle stanze dorate della finanza. Si chiamava Guido Roberto Vitale, e il suo nome, per chi conosce la storia del capitalismo italiano, è sinonimo di eleganza intellettuale, rigore e dissenso costruttivo.
Nato a Vercelli nel 1937, cresciuto tra l’Italia del dopoguerra e l’America dei sogni economici, Vitale scelse presto la strada della finanza. Ma non quella dei profitti ciechi: la sua era una missione per portare nel sistema bancario italiano trasparenza, etica, responsabilità. Dopo un passaggio a Mediobanca, fondò Euromobiliare, una banca d’affari che rivoluzionò il modo di pensare l’investimento in Italia. Quando molti speculavano, lui costruiva. Quando gli altri tacevano, lui parlava chiaro.
Nel 1973, in piena stagione di poteri occulti e capitali senza volto, Vitale decise di essere diverso. Non si fece sedurre dalle logiche di palazzo né dalle connivenze che avrebbero travolto tanti nomi illustri. Fondò Vitale & Co., un modello di consulenza indipendente, che ancora oggi porta avanti il suo nome come simbolo di competenza e onestà. Non fece mai un crac, non fu mai sfiorato da scandali. Eppure visse in un mondo che di scandali ne produceva a ogni stagione.
Fu anche editore, uomo di cultura, mente inquieta. Credeva che la finanza dovesse dialogare con l’etica, e che l’impresa fosse una forma di responsabilità civile. Collaborò con riviste, case editrici, quotidiani. Si fece promotore di un pensiero critico, lontano dai dogmi del profitto immediato. Era, come lo chiamavano in molti, un “banchiere atipico”.
Quando morì, nel febbraio del 2019, il suo nome non occupò le prime pagine con clamore. Ma chi lo conosceva sapeva che se ne andava un uomo raro: uno che aveva dimostrato che la finanza, se fatta con coscienza, può essere strumento di progresso e non di distruzione. Un uomo che aveva insegnato che la vera ricchezza è l’integrità.
Oggi, nel rumore delle borse e dei mercati, il suo esempio resta come un’eco gentile. Guido Roberto Vitale — il dottor atipico della finanza italiana — ci ricorda che il valore, quello autentico, non si misura in bilanci, ma in eredità morali.



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